Menu Chiudi

PsicoAmore: l’Amore secondo la Psicologia.

Poeti, filosofi, psicologi, neurobiologi e sociologi, sin dalla notte dei tempi, si sono interessati al tema dell’Amore, a capirne le ragioni, il suo svilupparsi e tutte le sue implicazioni relazionali, sociali e biologiche.

Già a partire dai filosofi della Grecia antica, troviamo diverse spiegazioni sull’amore e sul suo essere. Uno dei miti più conosciuti sull’Amore si trova nel celebre Simposio di Platone ed è quello del poeta comico Aristofane.

Aristofane parla della precedente esistenza non di due, ma di tre sessi: maschile, femminile e androgino, ovvero esseri che avevano in comune caratteristiche maschili e femminili. A quel tempo, tutti gli esseri umani  avevano due teste, quattro braccia, quattro mani, quattro gambe e due organi sessuali ed erano tondi. Per via della loro potenza e della loro insolenza, gli umani tentarono di conquistare il Monte Olimpo per spodestare gli dei. Zeus, che non poteva tollerare tale oltraggio, decise di non sconfiggere del tutto gli umani, ma di indebolirli. Zeus allora, a colpi di saette, divise tutti gli uomini. Da questa divisione in parti, infatti, nasce negli umani il desiderio di ricreare la primitiva unità, tanto che le “parti” non fanno altro che stringersi l’una all’altra, morendo di fame e di stenti per non volersi più separare. Zeus allora, per evitare che gli uomini si estinguessero, mandò nel mondo Eros, il quale mediava il ricongiungimento fisico, di modo che gli esseri umani potessero ricostruire “fittiziamente” l’unità perduta, così da provare piacere (e riprodursi) e potersi poi dedicare alle altre incombenze della vita. Siccome i sessi erano tre, due sono oggi le tipologie d’amore: il rapporto omosessuale (se i due partner facevano parte in principio di un essere umano completamente maschile o completamente femminile) e il rapporto eterosessuale (se i due facevano parte di un essere androgino).

La caratteristica interessante del discorso di Aristofane risiede nel fatto che la relazione erotica fra due esseri umani non è messa in atto per giungere ad un fine quale potrebbe essere la procreazione, ma ha valore per se stessa, prescindendo così dalle conseguenze.

Tra i poeti invece, Shakespeare, in “Romeo e Giulietta“, descrive l’Amore non solo come qualcosa di idilliaco, ma anche come qualcosa di distruttivo e doloroso: “Amore è un fumo levato col fiato dei sospiri; purgato, è fuoco scintillante negli occhi degli amanti; turbato, un mare alimentato dalle loro lacrime. Che altro è esso? Una follia discreta quanto mai, fiele che strangola e dolcezza che sana.”

 

In psicologia, Sigmund Freud (scienziato, padre della psicanalisi, fortemente influenzato dalle teorie Darwiniane e dal positivismo) intende l’Amore, o l’innamoramento, come una guida per la pulsione sessuale affinché gli individui siano spinti ad accoppiarsi per preservare la specie. In “Psicologia Delle Masse e Analisi dell’Io” afferma:

“In una serie di casi l’innamorarsi non è altro che l’investimento dell’oggetto da parte delle pulsioni sessuali allo scopo di raggiungere il soddisfacimento sessuale diretto che si estingue una volta raggiunta tale meta; questo è ciò che la gente chiama amore comune, sensuale. Ma, come è noto, raramente la situazione libidica rimane così semplice. La certezza di poter contare sul ridestarsi del bisogno appena estinto deve senz’altro essere stato il motivo più immediato che ha indotto a rivolgere sull’oggetto sessuale un investimento durevole, ad <<amarlo>> anche negli intervalli privi di desiderio.”

Secondo Freud la durevolezza dell’Amore è il risultato di un desiderio fisico non completamente appagato; questo fa si che sull’oggetto vi sia un “investimento durevole”, ovvero un sentimento di “amore”, per compensare quell’attrazione sessuale che non è stata completamente soddisfatta o nella prospettiva di un soddisfacimento futuro, qualora tale attrazione si ripresenti.

Dopo un’attenta rielaborazione della pulsione sessuale, Freud assume che in ogni uomo operino essenzialmente 2 tipi di pulsioni: la pulsione di vita, o”Eros“, che comprende la libido e la pulsione di autoconservazione; la pulsione di morte, o”Thanatos“, ovvero la tendenza all’auto ed eterodistruzione.

Da un punto di vista Neurobiologico, l’Amore, e in particolare la fare iniziale dell’Innamoramento, è caratterizzato da una serie di cambiamenti ormonali. Vediamo insieme cosa accade al nostro corpo e a nostro cervello nelle diverse fasi dell’Innamoramento.

Durante le prime uscite con la persona che ci piace, quindi nella fase di corteggiamento, il primo ormone prodotto è la dopamina, un neurotrasmettitore che produce piacere ed euforia: iniziamo a sentire quella piacevole sensazione di appagamento e l’ipotalamo comanda al nostro corpo di inviare segnali di attrazione e di piacere. Con il proseguire del rapporto, il desiderio e l’eccitazione aumentano ed aumentano anche i livelli di dopamina. Se la persona è quella giusta, quando il rapporto si approfondisce, si passa all’innamoramento. In questa fase si ha l’innalzamento dell’eccitazione mediato dall’aumento di altri due neurotrasmettitori legati alla dopamina, cioè la noradrenalina e la feniletilamina, che provocano insonnia, riduzione dell’appetito, un senso di energia sconfinata che fa sentire invincibili. L’ipotalamo nel frattempo stimola la produzione di ossitocina, normalmente nota come “ormone dell’amore”: questo ormone è responsabile di quella sensazione di immenso piacere nel trascorrere del tempo con la persona amata e prendersi cura di quest’ultima. Inoltre, l’ossitocina viene rilasciata durante l’orgasmo così come durante il parto e l’allattamento, facilitando la creazione ed il mantenimento di legami emozionali tra i partner e con la prole; la sua secrezione è stimolata meccanicamente da ogni stimolo attuato sugli organi sessuali e sul seno, ma anche dalla vista, la voce e persino il pensiero dell’oggetto di amore. Durante l’orgasmo viene rilasciata anche la vasopressina, un neurotrasmettitore che dà una sensazione di calma e appagamento, ma che è anche collegata ai processi di memoria: questo fa si che il partner sia spinto alla monogamia e alla fedeltà. Dopo l’orgasmo, invece, vengono rilasciate le endorfine, che favoriscono il contatto fisico e il legame sentimentale.

Ma l’Amore non è solo questione di ormoni… L’Amore è anche, e soprattutto, una questione psicologica!

Se nella prima fase della relazione i fattori biologici e fisiologici la fanno da padroni, le fasi successive sono caratterizzate da complessi aspetti psicologici.

Nella seconda fase dell’innamoramento, la vita da single lascia spazio alla vita di coppia, facendo nascere il “noi”. In questa fase l’innamoramento lascia il posto all’Amore, ci si interessa a conoscere il partner più a fondo, capire ciò che gli piace, quali sono i suoi interessi. In questo modo ci si prepara ad accogliere l’altro nella nostra vita, in uno scambio di protezione ed aumento della sfera dell’intimità.

Nella terza fase, la relazione viene messa alla prova: alcuni aspetti del partner iniziano ad infastidirci, ci si può sentire meno amati e il nostro bisogno di attenzione sempre maggiore potrebbe essere disatteso dal partner. Questa situazione potrebbe generare un sentimento di frustrazione e rabbia. L’accettazione del partner per ciò che realmente è, e NON per come lo vorremmo, è alla base del vero Amore. Per superare questa complessa fase è necessario che i componenti della coppia si sentano apprezzati e rispettati per quello che sono, al netto delle aspettative e delle idealizzazioni reciproche.

Nella quarta fase, i partner si accettano per quello che sono realmente, consolidando la stabilità della coppia e provando sentimenti di stima ed accettazione reciproca. E’ solo a partire da una base di maggiore realismo, che entrambi i partner mettono la propria individualità nel rapporto e si impegnano a mediare, superare conflitti, trovare punti d’incontro, nell’ottica di maturare e crescere assieme. In questa fase si riscopre l’intimità, la complicità, il senso di protezione e di appartenenza.

Nella quinta fase, che potrebbe essere designata come l’ultima fase di questo complesso processo, i componenti della coppia si sentono indipendenti, ma sono in grado di dare all’altro e di ricevere dall’altro. Il sentimento di fiducia reciproca è fondamentale in questa fase e fa si che non si tema il cambiamento. Gli obiettivi della coppia sono quelli di impegnarsi e coinvolgersi reciprocamente nella propria individualità, senza il timore di perdere la propria individualità o la stima dell’altro.