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“Binge Eating” e “Comfort Food”: quando il cibo non serve a riempie solo lo stomaco.

Ti è mai capitato di tornare a casa da una terribile giornata di lavoro e desiderare solo di affondare il cucchiaio nella vaschetta di gelato che sai di avere in frigo?
Hai mai iniziato a cercare freneticamente del cibo in casa dopo aver litigato con qualcuno?
Ti è mai successo di desiderare fortemente del “cibo spazzatura” dopo un esame andato male?

Bene, se hai risposto affermativamente ad una delle domande precedenti o hai fatto esperienze che possono essere considerate simili a quelle descritte sopra, allora conosci il fenomeno del Comfort Food, ovvero cercare conforto emotivo nel cibo.

In particolare, il Comfort Food ha il preciso scopo di calmare le emozioni negative: può essere un modo per placare l’ansia, per riempire il vuoto di un affetto mancante, per rendere più tollerabile la rabbia o semplicemente per far fronte a periodi in cui ci si sente annoiati.
Inoltre, il Comfort Food deve essere inteso NON come un premio che ci si concede in certe occasioni per tirarci su il morale o per aumentare la motivazione, MA come una vera e propria abbuffata che smette di appagare e calmare la persona non appena questa smette di mangiare.

Quando il “Comfort Food” diventa patologico?

Il DSM-5 (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, 2013) riporta il Binge-Eating (o disturbo da alimentazione incontrollata), che annovera come sintomo principale episodi di abbuffate ricorrenti.

Le abbuffate sono caratterizzate da:

  1. Mangiare, in un determinato periodo di tempo, una quantità di cibo significativamente maggiore di quella che la maggior parte degli individui mangerebbe nello stesso tempo e in circostanze simili.
  2. Sensazione di perdere il controllo durante l’episodio (per esempio, sensazione di non riuscire a smettere di mangiare o a controllare cosa e quanto si sta mangiando).

Gli episodi di abbuffata sono associati a tre o più dei seguenti aspetti:

  1. Mangiare molto più rapidamente del normale.
  2. Mangiare fino a sentirsi sgradevolmente pieni.
  3. Mangiare grandi quantitativi di cibo anche se non ci si sente affamati.
  4. Mangiare da soli a causa dell’imbarazzo per quanto si sta mangiando.
  5. Sentirsi disgustati verso se stessi, depressi o molto in colpa dopo l’episodio.

Altre caratteristiche dell’abbuffata:

  • E’ presente un marcato disagio riguardo alle abbuffate.
  • L’abbuffata si verifica, mediamente, almeno una volta alla settimana per 3 mesi.
  • L’abbuffata non è associata alla messa in atto sistemica di condotte compensatorie inappropriate come nella bulimia nervosa, e non si verifica esclusivamente in corso di bulimia nervosa o anoressia nervosa.

Conoscere e comprendere il contesto in cui avviene l’episodio di abbuffata è indispensabile per far si che il clinico sia nella condizione di valutare se l’assunzione di cibo è da considerare eccessiva. Per esempio, una quantità di cibo che può essere giudicata eccessiva per un pasto in un giorno comune può essere normale durante una ricorrenza o una festività.

Il disturbo da binge-eating si verifica in individui normopeso, sovrappeso oppure obesi.  Inevitabilmente, il soggetto normopeso o in lieve sovrappeso, che ne è affetto da molto tempo o in maniera grave, probabilmente andrà incontro a grave sovrappeso oppure obesità, che comporterà la comparsa di disturbi cardiologici, respiratori o altre patologie tipicamente associate a tali condizioni.

Le abbuffate sono fonte di imbarazzo e disagio per le persone che soffrono di questo disturbo, che spesso evitano di consumare i pasti in compagnia di altre persone per paura di essere giudicati per le modalità con cui viene consumato il pasto e per la quantità del cibo consumato. Proprio per questo motivo, molto spesso la persona pianifica le sue abbuffate. La pianificazione, però non riguarda la tipologia di cibo che si andrà a consumare: ciò che sembra caratterizzare le abbuffate è soprattutto l’anomalia nella quantità del cibo consumato piuttosto che il desiderio incontrollato di alimento specifico.

Oltre alla presenza di un’emozione negativa, gli antecedente più comuni dell’abbuffata sono condizioni interpersonali stressanti, restrizione dietetica, sentimenti negativi correlati all peso e alla forma del corpo e al cibo, la noia.
Le abbuffate possono minimizzare o attenuare i fattori che hanno scatenato l’episodio nel breve termine, ma l’autosvalutazione e la disforia (umore depresso accompagnato da irritabilità e nervosismo) sono spesso conseguenze ritardate.

Qual è l’età in cui tipicamente iniziano a comparire i sintomi del “Binge eating”?

Il disturbo da binge eating inizia tipicamente nell’adolescenza o nella prima età adulta, ma può iniziare anche in tarda età adulta. Chi ne è affetto giunge all’attenzione del clinico solitamente più tardi rispetto agli individui con bulimia nervosa e anoressia nervosa in quanto spesso non si associa a queste condotte un disagio emotivo e come primo intervento ciò che viene richiesto è solitamente una dieta fornita da uno specialista, dopo le numerose e spesso fallimentari diete fai da te.

Quali sono le cause della comparsa del Binge Eating?

Nonostante sia un argomento particolarmente attenzionato dai clinici e dai ricercatori, ad oggi ancora non è ancora possibile stabilire con certezza le cause della comparsa di questa patologia. Vi sono diversi studi, però, che riportano una forte componete genetica, oltre a fattori sociali, di attaccamento, presenza di patologia depressiva nei genitori e la presenza di forte disagio riguardante tutto ciò che ha a che fare con la forma fisica e i cibi consumati.

Quali sono le conseguenze del “Binge Eating”?

L’obesità causata dall’alimentazione incontrollata ha spesso funzione di difesa: il grasso accumulato rappresenta una sorta di barriera protettiva per il soggetto, che si sente così più al riparo dagli altri. Spesso, infatti, un corpo particolarmente abbondante e poco attraente viene evitato dagli altri, “proteggendo” la persona da aspetti legati alla sfera relazionale e sessuale.

In altri casi il cibo è usato per colmare un vuoto, attraverso di esso ci si può sentire “una persona di peso” che ha una posizione e un ruolo, che grazie alla sua massa diventa finalmente visibile agli altri.
Inoltre, il cibo può essere usato come strumento di autoaggressione o punizione: si mangia fino a voler scoppiare e stare male.

Chi soffre di Alimentazione Incontrollata, soprattutto chi è in sovrappeso o obeso, a mano a mano, perde la stima di sé e quella delle persone che fanno parte della sua sfera sociale, in particolare della sua famiglia, che tende a considerare questo particolare membro come un “perdente” o un “fallito”, acuendo le emozioni che lo caratterizzano, cioè vergogna e senso di inadeguatezza.

Infine, ci sono diversi fattori che concorrono al mantenimento dell’obesità in chi soffre di Binge eating:

  1. Maggiormente sensibilità al cibo: la sola vista di cibo appetitoso può indurre, in questi individui, un maggior incremento dei livelli soggettivi di fame anche in assenza dei relativi segnali fisiologici.
  2. Deficit delle funzioni esecutive: Le funzioni esecutive sono implicate nella capacità di regolazione dei comportamenti impulsivi. Se è presente un deficit a questo livello, il processo decisionale potrebbe essere maggiormente influenzato da vantaggi diretti (consumo di cibo appetitoso) piuttosto che dai benefici legati al raggiungimento di obiettivi a lungo termine (non accumulare ulteriore peso).
  3. Forte sensibilità alla ricompensa: i comportamenti sarebbero motivati da stimoli in grado di produrre un appagamento immediato. Il consumo eccessivo di cibo sarebbe quindi correlato anche all’incapacità di posticipare la gratificazione immediata, a cui si aggiungono difficoltà di pianificazione, problem solving e una minore flessibilità cognitiva.

 

 

Dott.ssa Giada Lucarelli – Psicologa.