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Insonnia e Covid-19: tra aumento della casistica e nuove forme di approccio e trattamento.

Il sonno viene definito come uno stato comportamentale reversibile, caratterizzato da isolamento percettivo e assenza di responsività agli stimoli ambientali ma, al tempo stesso, un complesso insieme di processi fisiologici e comportamentali (Carskadon & Dement, 2005).

L’effetto del sonno è importantissimo sul potenziamento delle funzioni cognitive come apprendimento, concentrazione e attenzione, e sulla capacità di partecipare attivamente alla vita sociale. Il riposo, inoltre, influisce sul mantenimento dell’equilibrio psico-emotivo della persona, stabilizzando il tono dell’umore, allentando le tensioni e riducendo i livelli di ansia e stress.

Il sonno è un bisogno che riguarda tutti, ma le sue alterazioni sono spesso sottovalutate e sottostimate.
Quando si parla di disturbi del sonno si fa riferimento a un gruppo di disturbi che possono incidere non solo sulla quantità di tempo che riusciamo a dedicare al sonno, ma anche sulla qualità di quest’ultimo, tenendo in considerazione anche la compromissione delle attività diurne conseguente a un alterato e non soddisfacente ritmo sonno-veglia.

I disturbi del sonno possono essere presenti da soli, come nel caso di ipersonnolenza, narcolessia, disturbi del sonno correlati alla respirazione, disturbi dell’arousal del sonno REM, sindrome da gambe senza riposo e il disturbo del sonno indotto da sostanze/farmaci (come riportato nel DSM 5); oppure possono essere sintomo di altre patologie psicologiche come il disturbo post traumatico da stress (PTSD), disturbi d’ansia, depressione stress.

Il disturbo del sonno più diffuso è l’insonnia che presenta sia una sintomatologia notturna:

  • Difficoltà ad addormentarsi ed iniziare il sonno
  • Difficoltà a mantenere il sonno che è disturbato da frequenti risvegli e/o difficoltà a riaddormentarsi
  • Risveglio precoce al mattino con conseguente difficoltà a riaddormentarsi

che una sintomatologia diurna:

  • Preoccupazioni relative al sonno
  • Maggiore affaticabilità
  • Senso generale di malessere spesso associato ad un tono dell’umore alterato e una maggiore irritabilità
  • Diminuzione della capacità di concentrazione con un possibile peggioramento nel rendimento sociale e lavorativo
  • Sintomi fisici, quali mal di testa, formicolii, stati tensivi, sintomi gastrointestinali.

Tenendo presente il forte stress che ha caratterizzando il periodo della quarantena a causa del Covid-19 (prima) e il periodo delle prime ripartenze (poi), non desta stupore la forte crescita di persone che manifestano i primi sintomi di insonnia o che vedono il cronicizzarsi di questa patologia clinica. Inoltre, si stima che a soffrirne siano di più le donne (il doppio rispetto agli uomini) e le persone anziane.

Quali sono le cause scatenanti dell’insonnia in questo periodo?

Sicuramente una delle prima cause è l’esposizione ad uno stress importante e protratto nel tempo. Il Coronavirus non ha solo cambiato il nostro stile di vita, ma ci ha costretti ha riorganizzarne ogni aspetto: il lavoro, la vista domestica, il tempo libero, le relazioni sociali.

Le variazioni del peso corporeo e lo stile di alimentazione possono provocare cambiamenti relativi alla qualità e quantità del nostro sonno: per molti la quarantena ha significato sperimentare nuove ricette, concedersi qualche “sgarro” o rifugiarsi nel cibo consolatorio, oltre alla riduzione dell’attività fisica per via del lockdown. Questo ha fatto si che le abitudini alimentari si siano modificate e che, probabilmente, anche il nostro peso corporeo e la nostra forma fisica ne abbiano risentito. Concedersi pasti abbondanti e molto calorici prima di andare a letto favorisce un sonno frammentato e di bassa qualità; mentre l’aumento di peso può provocare disturbi del sonno legati, per esempio, alle apnee notturne.

Un altro possibile fattore può essere la scarsa igiene del sonno: molti di noi avranno sperimentato due fenomeni, ovvero il napping e il dozing.
Il napping o pisolino, è un breve periodo di sonno effettuato durante le ore diurne della durata di circa 20 minuti. Ovviamente, se questo viene effettuato in certi orari (primo pomeriggio) ha effetti positivi sia a livello fisico che a livello psicologico, ma se ci si addormenta in orari inconsueti, come in tarda serata per esempio, e si prolunga il suo tempo può provocare un sonno notturno disturbato, poco profondo e poco riposante.
Il dozing, invece, consiste nello svolgere a letto o in camera da letto di comportamenti propri della veglia, ad esempio lavorare, telefonare, stare al pc o davanti alla tv. Questo fa si che la camera da letto e il letto stesso perdano la loro connotazione, diventando uno spazio non più finalizzato al riposo e al sonno. Inoltre, trascorrere del tempo di fronte a schermi prima di addormentarsi avrà un effetto stimolate e non rilassante, rendendo più difficile la fase di addormentamento.

Come intervenire per contrastare l’insonnia?

Uno dei primi approcci per il trattamento dell’insonnia è di tipo farmacologico. Molte persone ricorrono sempre più frequentemente a farmaci in grado di ridurre i tempi per addormentarsi e per migliorare la qualità del loro sonno diminuendo i risvegli notturni. Nulla in contrario al trattamento farmacologico, ma bisogna essere ben coscienti degli effetti collaterali di questi farmaci:

  • Sintomi paradosso (come agitazione, irrequietezza, aggravamento dell’insonnia, allucinazioni, incubi, aggressività)
  • Insonnia da rimbalzo (ovvero un’ insonnia causata da improvvisa sospensione dei farmaci)
  • Amnesia anterograda
  • Sonnambulismo
  • Mal di testa
  • Capogiri
  • Sintomi fisici (esempio nausea, problemi gastro-intestinali…).

Inoltre, è da tenere bene a mente che questi farmaci spesso provocano assuefazione e dipendenza. Questo fenomeno è tanto più evidente quando i farmaci sono presi senza aver consultato il proprio medico e senza seguire alcuna regola nella loro assunzione (fenomeno dell’ overtreatment).

Per fortuna esistono interventi specifici e senza alcun effetto collaterale per il trattamento dell’insonnia, che possono essere applicati da soli o in associazione ad una terapia farmacologica controllata, parliamo dei trattamenti psicologici. Con la terapia psicologica è possibile andare ad individuare le cause specifiche della sintomatologia e trattarle da più punti di vista: non solo intervenendo sulla riduzione del sintomo, ma intervenendo sulle cause profonde.
Praticamente, lo psicologo sarà in grado di valutare la vostra insonnia, trattarne i sintomi in maniera efficace e andando ad individuare e lavorare soprattutto sulle cause della sua insorgenza. La valutazione dell’insonnia avviene attraverso diversi colloqui con il paziente, che esporrà la sua sintomatologia e le sue conseguenze sulla qualità di vita percepita; inoltre saranno somministrati dei test ad hoc per la valutazione della sintomatologia esposta. In un secondo momento, quando il clinico avrà tutte le informazioni necessarie passerà all’attuazione di protocolli che mirano alla rieducazione del paziente in relazione al sonno. Uno dei protocolli che viene applicato con maggiore successo è il Trattamento cognitivo-comportamentale dell’insonnia, un trattamento di breve durata che prevede una prima fase di valutazione seguita da una serie di sessioni che aiutano praticamente il paziente ad attuare tecniche di rilassamento in maniera autonoma e ristabilire una corretta igiene del sonno.

Se ti riconosci nella sintomatologia esposta sopra contatta uno specialista (uno psicologo o il tuo medico curante) per scoprire se l’insonnia è disturbo a sé oppure sintomo di altra patologia (ansia, stress, disturbo post-traumatico da stress o depressione) e per farti aiutare a ristabilire un sonno regolare e davvero ristoratore.

Dott.ssa Giada Lucarelli – Psicologa.
Roma